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Magari le cose cambiano

 

Regia: Andrea Segre

Italia, 2009

Durata: 62 min.

 

Trailer

 

Sinossi

Un film nel cuore delle nuove centralità romane: le moderne borgate di una società frammentata e dispersa. Un film sulla dignità di uomini e soprattutto donne che hanno ancora il coraggio di non accettare ingiustizie sociali e guerre tra poveri. Un film contro i privilegi e le scorrettezze di scelte urbanistiche che continuano a danneggiare la qualità della la vita di migliaia di cittadini, italiani e non. Neda è una signora romana di 50 anni. Una “romana de Roma”. Nel senso che è cresciuta negli anni ’60 nel cuore di Roma, a due passi dal Colosseo. Oggi però Neda non vive più a Roma. Sta a Ponte di Nona. Nel cuore delle “nuove centralità” alla periferia  Roma. 6 Km oltre il GRA lungo la Prenestina, oltre 20 km dal Colosseo. Ci è arrivata nel 1995, con un figlio di 10 anni e uno di 3 mesi: mandata dal Comune, in una casa popolare vinta per bando, dopo anni di occupazioni a San Lorenzo e Pietralata. “Quando sono arrivata qui mi sono guardata intorno e ho pensato: io non ci sono venuta, mi hanno deportata. Intorno alle case dove ci hanno messo non c’era nulla di nulla. Solo campi e strisce di asfalto. Non c’erano nemmeno i nomi delle strade, non c’era un posto dove comprare il latte, non c’era una scuola, non c’era un autobus. Niente. Solo noi, le nostre nuove case vuote e un futuro tutto da costruire.” Sara, 18 anni, a Ponte di Nona invece ci è cresciuta.  Figlia di una pugliese e di un egiziano, è una delle pochissime ragazze di Ponte di Nona che ha avuto la possibilità di studiare al Liceo. Una scelta di fatica e sacrificio per cercare di uscire dalle tracce di un destino che troppo spesso in Italia sembra incontrovertibile: Sara vuole studiare, conoscere, capire e costruirsi una vita indipendente e libera, non schiacciata dalle ingiustizie delle periferie e della società capitalista. Nel cuore della Ponte di Nona di oggi, Sara e Neda ci  conducono in una sorta di autoinchiesta su quali siano le dinamiche di interesse e di potere che segnano le vite quotidiane di migliaia di cittadini come loro: quartieri costruiti senza servizi, senza collegamenti viari, senza luoghi di socialità, senza nessuna manutenzione. Imbuti schiacciati dal traffico disumano di una città costruita pensando solo all’interesse delle rendite fondiarie e dei bacini elettorali; pezzi di cemento e asfalto rubati alle campagne romane per arricchire costruttori, architetti e amministratori incuranti delle conseguenze sul tessuto sociale della città. O forse, ancor peggio, implicitamente interessati a creare nella società tensioni interne e guerre tra poveri utili a distrarre la maggioranza della popolazione dalle manovre economiche e finanziarie che portano ingenti profitti ai soliti pochi amici degli amici. Una vecchia storia, purtroppo, che si ripete da decenni a Roma e in molte altre città d’Italia, attraversando indifferentemente giunte di centro destra e di centro sinistra, prive di interesse alcuno a fermare questa gestione dissennata del territorio urbano e sociale del nostro Paese.  Una vecchia storia che oggi ha trovato nuovi protagonisti, gli immigrati e le tensioni tra di loro e gli italiani. Il film è stato infatti girato proprio nei mesi in cui a Ponte di Nona, nelle nuove case popolari colorate, stavano arrivando i nuovi assegnatari, per la maggior parte stranieri. Un impatto in alcun modo aiutato da interventi socio-culturali, che ha aperto la strada a possibili nuove tensioni a sfondo razziale. Ma per fortuna non tutti ci cascano e con una grande forza di volontà persone come Neda, Sara e con loro Luca, Cristina, Lorenzo, Jackson e molti altri, cercano di non cadere nella trappola e di unirsi, di conoscersi, di aiutarsi. Perché solo così, solo attraverso la capacità di unirsi e di protestare insieme,  “magari le cose cambiano”. Note di Regia Vivo a Roma da 6 anni. Poco per esserci abituato, ma abbastanza per sentire il peso quotidiano di errori e ingiustizie urbanistiche che hanno segnato e continuano inesorabili a segnare la qualità della vita di migliaia di cittadini come me. E’ davvero brutto e pesante perdere ore in infinite code di auto e cemento. E’ davvero brutto e pesante vedere parchi o giardini abbandonati all’incuria. E’ davvero brutto e pesante vivere in piccoli appartamenti schiacciati dal traffico e dai costi incettabili di un mercato immobiliare gonfiato ad hoc.  Così, grazie alla grande condivisione con ZaLab e alla collaborazione di Off!cine, ho cercato di creare un racconto per non tacere il mio disagio e la mia rabbia. Un racconto capace di seguire in silenzio le vite, i pensieri, le scoperte di meravigliose persone come Neda, Sara e degli altri cittadini di Ponte di Nona che hanno accettato di partecipare al film. Un silenzio disponibile a capire, ma anche semplicemente curioso di vedere, di cercare nella realtà i segni di ferite e ingiustizie, ma anche gli sguardi di speranze e dignità. Poterlo fare insieme alla fotografia di Luca Bigazzi è stato un’occasione importantissima, per trovare anche nell’estetica e nella geometria delle immagini e della loro luce uno strumento profondo di racconto e scoperta di luoghi e persone. Con Luca abbiamo deciso di girare tutto a mano, per dare attraverso una leggera instabilità della riprese l'idea di ansia che dà il luogo. Con un istinto da grande artista,  ha costruito geometrie perfette a cercare i vuoti, i cementi, le solitudini, senza congelarle con il cavalletto, ma lasciandole traballare nella loro eterna precarietà. 

    

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