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Un'iniziativa di libero lab 2018

 


 

abbiate coraggio 01


 

Con il contributo di

Fondazione Ticino Olona

 AbbiateCoraggio!

Nel 2016 Libero Laboratorio riaccende le energie di The Village Doc Festival per promuovere la sostenibilità nei contenuti e nelle modalità di produzione e fruizione: del video e della cultura in generale. Questa volta il Villaggio è quello di Abbiategrasso, a partire da un'autentico tempio della rinascita sostenibile: Colonia Enrichetta.

Il festival riparte dai suoi film già selezionati per la divulgazione televisiva, riproponendoli all'interno del progetto AbbiateCoraggio!, cofinanziato dalla Fondazione Comunitaria del Ticino Olona.

 

Un progetto per riaccendere visioni

Libero Laboratorio mira ad aprire luoghi di visione collettiva, fuori dai musei e dalle sale cinematografiche, dentro il tessuto urbano e i suoi luoghi di aggregazione. Ma soprattutto mira a creare cantieri di produzione delle immagini, che rendano visibile alla cittadinanza l'energia creativa dei ragazzi del territorio.

Presso l'Enrichetta (luogo magico che da un secolo offre la possibilità di trascorrere momenti ri-creativi di vita sostenibile, nel cuore del Parco del Ticino, a due passi dal grande fiume) verrà avviata una sessione speciale di The Village Doc Festival. I grandi capannoni dell'Enrichetta e i suoi prati diventeranno un cinema nel bosco, a disposizione di tutti i cittadini. Non sono previsti biglietti, ma al massimo libere donazioni. Ogni oratorio - per parte propria - ospiterà sessioni a tema, su argomenti individuati dalla collaborazione diretta con i suoi frequentatori.

Il festival permanente di documentari sulla sostenibilità è, in realtà, soltanto un clamoroso e godibilissimo pretesto per coinvolgere i più giovani (individuati collaborando con parrocchie e associazioni) nella prospettiva di raccontare in video la propria storia, secondo il proprio punto di vista, dentro la propria comunità, già potendo contare fin dall'inizio su un palcoscenico dal quale esprimersi (appunto i cinema "inventati" dentro la realtà, nei quali avranno potuto vedere l'opera di altri "testimoni responsabili" come loro).

Negli stessi luoghi delle proiezioni, verranno quindi organizzati almeno tre cicli di formazione al linguaggio cinematografico e alla comunicazione multimediale. Ogni ciclo implica anche l'avviamento di produzioni indipendenti, decise dagli stessi frequentatori. In questi cantieri di videomaking, saranno privilegiati i punti di vista di chi può esprimere testimonianza responsabile di realtà a loro modo speciali: può trattarsi di comunità immigrate, fasce professionali, gruppi locali ecc.

Sarà in particolare presso la Colonia Enrichetta che si impiegheranno strumenti di produzione e postproduzione audiovideo, coi quali realizzare una serie di documentari dal basso, dedicati alle sfide di sostenibilità che si giocano anche sul territorio di Abbiategrasso, viste dall'occhio libero dei giovanissimi.

Nei medesimi luoghi (quindi sempre con una prevalenza centrale della Colonia Enrichetta e dei suoi spazi attrezzati, ma con una presenza capillare su tutto il territorio di Abbiategrasso grazie alla collaborazione con gli oratori e la loro logistica, ma probabilmente anche con le cascine) saranno sperimentati anche altri linguaggi visuali: in particolare le arti della pittura su tessuto e quelle del muralismo contemporaneo. Anche in questi casi, l'esposizione si affiancherà alla produzione dal basso, per innescare un ciclo virtuoso in cui il museo vivo in mezzo alla gente stimoli la gente stessa a fare arte.

Per quanto riguarda la pittura su tessuto, sarà capitalizzata l'esperienza di maestri specializzati nel batik, provenienti da scuole africane. Tale scelta ha direttamente a che vedere con la volontà di dare voce a culture di origine straniera, ormai significativamente presenti sul territorio, in modo da aprire scambi entusiasmanti attraverso la pratica artistica.

Quanto al muralismo contemporaneo, verranno organizzati vari workshop presso tutte le location disponibili: in particolare, alcuni writer insegneranno ai ragazzi le tecniche e le logiche per lasciare il proprio "segno" - non incompetente - sugli spazi in cui vivono. Si tratterà sicuramente di illustrare i muri degli oratori, e di tutti luoghi che si renderanno disponibili.

Presso Colonia Enrichetta verrà organizzata un meeting di artisti visuali, invitati da tutto il mondo, ai quali chiedere lezioni intensive della propria arte per i giovani del territorio, nonché la produzione di almeno un'opera da lasciare sul posto. Nel caso dei murales, non si tratterà di lavorare direttamente sui muri, perché va rispettato il vincolo paesaggistico: si ricorrerà a soluzioni alternative, per esempio pannelli in materiali naturali.

Lo scopo è, anche in questo caso, scatenare nei giovani la fantasia e il coraggio di illustrare la propria realtà, attraverso le tecniche e gli stili prediletti.

Sia per il batik, sia per le visualizzazioni pittoriche e muralistiche, l'obiettivo è aggregare collettività di giovani e meno giovani, appassionatisi nelle giornate di prima formazione e di grande esposizione, che si incontrino regolarmente in Enrichetta, presso gli oratori e negli altri luoghi man mano selezionati, per produrre insieme immagini: un vero e proprio cantiere permanente, che a sua volta alimenterà il cantiere audiovisivo raccontato prima.

I giovanissimi videomaker saranno i primi narratori dell'esperienza di rinascita espressiva del territorio.

Il Libero Laboratorio garantirà la possibilità di trasmettere in diretta e di diffondere via web gli eventi, i cantieri, i prodotti, targando ogni sessione con il brand della Fondazione Ticino Olona.

C'è realisticamente da scommettere sul rapido apprendimento delle tecniche di comunicazione multimediale da parte dei nuovi produttori junior, in modo che il Libero Laboratorio debba, in realtà, impegnare ben poco i propri volontari per la promozione e divulgazione. Certo varrebbe la pena di organizzare sessioni di formazione e stimolazione anche sulle opportunità del Web, ma questo - a ben vedere - è ancora un altro progetto.

Per ora ci si accontenta di creare in mezzo ai boschi del Ticino e nei cortili parrocchiali di Abbiategrasso tante piccole comunità variegate di giovani soggetti capaci di raccontare il proprio punto di vista originale e indipendente. Abbiategrasso diventerà così un autentico museo vivo a cielo aperto, di cinema, writing e di tutte le arti visuali che il percorso avrà stimolato.

 

Un progetto per i giovani

Il target dichiarato sono i giovani e giovanissimi, indicativamente a partire già da 4 anni, ma con una focalizzazione particolare per la fascia 10-20, nella quale le potenzialità espressive sono già molto elevate e in cui i cliché sociali giocano un ruolo ancora flessibile.

I ragazzi saranno individuati primariamente presso le comunità legate agli oratori, nelle quali si incontrano strati sociali, etnici e culturali molto variegati: Il bacino d'utenza facilmente raggiungibile supera i 1000 giovani, anche se una delle prime attività da mettere in campo sarà la loro ragionevole selezione, a valle delle proiezioni aperte a tutti e dei primi eventi di arti figurative contemporanee (il cui bacino d'utenza è davvero molto ampio, includendo parte anche delle famiglie).

Ma la centralità di altri luoghi come la Colonia Enrichetta implica la costante apertura del progetto a tutta la cittadinanza, superando ogni eventuale limitazione legata agli ambienti oratoriani, e addirittura oltrepassando i confini dell'abbiatense. Non c'è infatti dubbio che le proiezioni gratuite, i workshop creativi e gli eventi artistici sapranno attirare un pubblico di respiro almeno regionale.

Anche in questi casi, verranno presto selezionati nuclei di giovani e giovanissimi da formare in maniera più approfondita. Le risorse a disposizione consentono di ipotizzare 30 soggetti da accompagnare nei workshop di murales e batik in Enrichetta. A essi vanno aggiunti i ragazzi coinvolti nelle attività di formazione presso gli oratori, calcolabili in altrettante unità. Inoltre vanno aggiunti (a margine del progetto, ma come effetti collaterali di straordinaria importanza) numerosi adulti che animeranno le comunità di nuovi artisti destinate a incontrarsi regolarmente presso la Colonia o altre location.

Esterni al progetto in senso stretto, ma altrettanto vitali per il suo successo sul territorio e presso la comunità intera, saranno le attività concomitanti che in Colonia Enrichetta saranno organizzate per la promozione dei diversi aspetti della sostenibilità: l'esempio più ovvio sono le feste con prodotti biologici del territorio e soluzioni organizzative a basso impatto. In questo caso, ipotesi ragionevole è quella di avere una frequentazione regolare di almeno 50 famiglie.

Le città ribollono di diversità in cerca di espressione dignitosa, anche per trovare un equilibrio nel confronto con il resto del tessuto sociale. Troppe microcomunità non riescono a confrontarsi con le altre, lasciando aperto un compito enorme alle generazioni future, ma senza attrezzarle con i dovuti strumenti.

La cultura gestita in prima persona (come fruitori e come produttori) è uno strumento perfetto per restituire responsabilità alle persone e gruppi, che diventano capaci di raccontare in maniera onesta e condivisibile dagli altri.

Attraverso immagini e storie, si ritrovano radici, a volte vicinissime e dimenticate, altre volte lontanissime eppure universali.

Perché la cultura possa essere alimento effettivamente digerito per giovani e meno giovani, è indispensabile riportarla in mezzo alla gente, dimostrare a tutti che è un affare a loro diretta portata, insistere in maniera piacevole perché gli spazi e i tempi della vita siano costellati di gesti espressivi e sguardi partecipi.

Questo significa creare nuove occasioni di incontro, lavoro, qualità di vita, qualità ambientale.

Senza costi aggiuntivi, con soddisfazione a partire dal tessuto vivo delle famiglie che sono i giovani, con una apertura trasversale tra le generazioni (quanto mai decisiva per uscire dalla crisi contemporanea).

 

Consapevolmente dalla parte della realtà

La scelta decisiva è quella di mettere i racconti davanti agli occhi, riportandoli dentro la realtà e chiedendo a tutti di dire la propria.

In primo luogo si risponde alla esigenza espressiva delle nuove generazioni ridando direttamente loro la parola, dopo aver fornito gli strumenti per utilizzarla in modo consapevole. Di tale approccio, purtroppo, si trovano ben poche tracce sia a livello istituzionale, sia a livello di intrapresa filantropica.

Altrettanto rara è la strategia di reinterpretare attraverso valorizzazioni inedite gli spazi e le risorse sottovalutati del territorio: attraverso il gesto artistico e la visione partecipe, si prova a restituire al territorio la sua dignità di ambiente di vita da interpretare e abbellire.

Lacune gravi ci sono inoltre nell'utilizzo delle culture come strumenti di integrazione sociale, anziché come elementi di conflitto tra identità: la soluzione non buonista è la pratica diretta e condivisa, nonché il coinvolgimento attivo dei più giovani.

In generale, troppo spesso la cultura viene proposta ai giovani in maniera scolastica, come se non si trattasse del più potente strumento nelle loro mani per cambiare la realtà personale e collettiva. Questo progetto cerca di far toccare con mano la possibilità opposta, fuori dall'impostazione tradizionale delle istituzioni formative.

 

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Con il contributo di

fto

I laboratori di green culture

THE VILLAGE DOC FESTIVAL considera la sostenibilità come universo di pratiche e modelli a 360°. Non c'è però dubbio che una delle aree prioritarie di interesse sia quella legata alle sempre più urgenti problematiche ecologiche.

Ecco allora una serie di esperienze pensate per far toccare con mano alle persone la semplicità di comportamenti e soluzioni che permettono al singolo individuo di dare un contributo importante alla salvaguardia della salute del pianeta Terra.

Molti interventi sono assolutamente alla portata di chiunque... Peccato che quasi nessuno ne sia informato!

Il festival serve anche a questo.

Coming soon


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